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"Un filo bianco di carità" presentato alla Biblioteca "Bedeschi" di Arzignano dal giornalista Gianmaria Pitton

Inviato da webmaster il Ven, 02/19/2010 - 23:08

UN LIBRO. Pellizzari e Tibaldo narrano il 25°di lavoro delle Dorotee

C’è un cuore vicentino

nella Costa d’Avorio

Da suor Tiziana Maule al centro contro l’Aids Ed ora una sala da intitolare a Cristina Castagna

da Il Giornale di Vicenza di martedì 16 febbraio 2010, pag. 22

 

La vicentina suor Tiziana Maule, medico, tra i bimbi di Alépé

Gianmaria Pitton

Quanti sono i bambini della Costa d’Avorio? Conoscerne il numero, con buona approssimazione almeno, è pressoché impossibile. L’instabilità politica, gli scontri tra i ribelli e i militari, le difficili condizioni economiche impediscono un regolare controllo dell’andamento della popolazione. L’anagrafe esiste, ma per registrare un nuovo nato bisogna pagare una tassa. Così molti bambini non sono ufficialmente censiti. Per loro sarà molto problematico accedere ai servizi pubblici.

Tanti sono salvati in questo senso dal Centro nutrizionale gestito dalle suore Dorotee, che segue ogni anno 500 bambini da zero a tre anni, ne cura l’alimentazione e li registra. Il Centro nutrizionale è soprattutto un modo per insegnare ai genitori come nutrire i propri figli nel modo più salutare. La formazione, per le Dorotee, è importante tanto quanto l’assistenza. Lo spiega bene il libro “Un filo bianco di carità” (Editrice Millennium), scritto da Elena Pellizzari e Mario Tibaldo, che racconta i 25 anni di presenza in Costa d’Avorio delle suore dell’ordine fondato dal beato Giovanni Antonio Farina.

«L'avventura delle Dorotee - spiega Elena Pellizzari, in Africa due volte tra le suore - nasce quando il vescovo di Abidjan lancia un appello per la creazione di collegi ad Alépé. In quella città c’è un liceo con 2500 studenti, molti dei quali la sera non tornano a casa». Il che significa che si accampano come meglio possono, soprattutto le ragazze, e sono costretti a prostituirsi per sopravvivere. I padri Cappuccini aprono un collegio maschile, mentre per la parte femminile, nel 1985, risponde all’appello del vescovo suor Giannarosa Sterbini, madre generale delle Dorotee, che manda ad Alépé suor Tiziana Maule, medico, e suor Annamaria Soprana, pioniere della comunità che negli anni si è sempre più ingrandita, grazie anche alle vocazioni di ragazze africane.

Due le azioni delle Dorotee: l’assistenza sanitaria in un Paese che ha il più alto tasso di sieropositivi; e l’ospitalità delle giovani nei “foyer”, collegi dove ricevono anche un’educazione morale e religiosa. Oltre ad Alépé nascono altre due comunità, a Dabrè e ad Abidjan, fino alla creazione, nel 2003, della Delegazione africana. Alle opere morali si affiancano quelle concrete. Il dispensario di Alépé, grazie al lavoro di suor Tiziana Maule e all’aiuto di molti benefattori, diventa un ospedale capace di oltre 3.700 ricoveri all’anno, 4.300 analisi, duemila radiografie, 1.300 ecografie. Il livello delle prestazioni è tale che l’Oms sceglie la struttura per la sperimentazione di farmaci anti Aids. Per seguire i sieropositivi nasce il Cesda, Centro di educazione sanitaria, che si occupa anche di educazione nutrizionale e di educazione alla vita; quest’ultimo ambito riguarda soprattutto temi di educazione sessuale, «in cui il materiale didattico - dice Pellizzari - è costituito da lenzuola e striscioni con scritte e disegni».

Il Cesda sta per essere ampliato con una struttura polispecialistica, ancora in fase di progetto, per poter aiutare più persone. La sala della riabilitazione sarà dedicata all’alpinista vicentina Cristina Castagna, scomparsa nel luglio del 2009, che prestò servizio da infermiera volontaria in Costa d’Avorio. L’associazione Progetto Alépé (www.progettoalepe.org) sta raccogliendo aiuti, come fa da alcuni anni, per questo e altri progetti seguiti da suor Tiziana. Il libro di Pellizzari e Tibaldo sarà presentato giovedì 18 febbraio, alle 20.30, nella biblioteca “Bedeschi” di Arzignano.

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Messaggio di Suor Tiziana

«Come posso lasciare senza assistenza chi arriva con 40° di febbre per una crisi malarica o altra infezione? Come posso rinviare i malati di Aids gravemente malati e senza un soldo? Come posso non intervenire pagando il kit chirurgico di una donna che necessita del taglio cesareo? Come posso seguire ed assicurare un sostentamento alimentare ai 300 bambini assistiti dal Centro Nutrizionale? Credo nella Provvidenza, ma non sono la provvidenza. Allargo le braccia e il cuore a Dio, e spero nell'aiuto di tanti amici del popolo africano.»

Suor Tiziana Maule

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